Terra dei fuochi: «Picco di tumori tra Napoli e Caserta»

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La commissione Sanità del Senato apre un’inchiesta sui veleni della Terra dei fuochi. L’indagine sulla bomba Campania inizia martedì, quando a Palazzo Madama saranno ascoltati i medici per l’ambiente. Ma la lista dei soggetti che verranno convocati è lunga e autorevole: tra gli altri, i vertici dell’Istituto Pascale, i rappresentanti dell’Istituto di oncologia sperimentale Salvatore, quelli della struttura commissariale (guidata dal governatore Stefano Caldoro e dal vice Mario Morlacco), i manager delle Asl e ancora i volontari di Legambiente e Wwf fino a dirigenti e funzionari dell’Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute.

I senatori non si fermeranno alle audizioni. Sono in programma, infatti, diversi sopralluoghi nelle aree maggiormente a rischio e l’acquisizione di dati e informazioni utili ai fini dell’inchiesta. L’obiettivo è stabilire se esista un collegamento diretto tra lo sversamento di rifiuti tossici e l’inquinamento ambientale da un lato e l’aumento di patologie tumorali dall’altro. Nesso che, secondo la comunità scientifica, è già stato dimostrato con una serie di studi e ricerche.

I numeri restano preoccupanti. Li snocciola il senatore di Scelta civica Lucio Romano, che è relatore insieme con il collega del Movimento cinque stelle Maurizio Romani: «In Campania – si legge nel dossier di 17 pagine – la mortalità è risultata in eccesso significativo per gli uomini nel 19 per cento dei comuni della provincia di Caserta e nel 43 per cento dei comuni della provincia di Napoli; per le donne nel 23 per cento dei comuni della provincia di Caserta e nel 47 per cento dei comuni della provincia di Napoli». In questi territori sono stati riscontrati picchi di patologie quali tumori allo stomaco, al rene, al fegato, alla trachea, ai bronchi, ai polmoni, alla pleura e alla vescica nonché malformazioni e difetti congeniti. Ma quali sono le zone maggiormente colpite? L’area sud della Terra di Lavoro, la zona nord-est dell’hinterland partenopeo nonché «ampia parte dell’ex Asl Napoli 5».

Citando poi la relazione territoriale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella regione, Romano sottolinea che «lo scempio perpetrato ai danni del territorio è stato costante e i danni incalcolabili oltre che, verosimilmente, irreversibili se si tiene conto del trasferimento delle sostanze inquinanti dall’ambiente alla catena alimentare, senza che ad oggi si possano stabilire con certezza gli effetti sulla salute umana».

E si sofferma su un paradosso tutto campano: «Un’elevata incidenza di tumori e malformazioni neonatali si registra nelle aree demaniali (anche archeologiche), rurali e agricole; una minore incidenza nelle aree a maggiore urbanizzazione, prive di spazi verdi e pertinenze demaniali dove poter sversare clandestinamente rifiuti tossici». In città, insomma, si muore meno che in campagna. Ce n’è abbastanza, a sentire i senatori, per avviare l’indagine, autorizzata nelle scorse settimane dal presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso. Anche perché nel resto del Mezzogiorno le cose non vanno meglio.

«In tutti i Sin, i siti di interesse nazionale per le bonifiche, il totale dei decessi, per uomini e donne, è di 403692, in eccesso rispetto all’atteso di 9969 casi con una media di oltre 1200 casi annui – prosegue la relazione – La quasi totalità dei decessi in eccesso si osserva nei Sin del Centro-Sud. La mortalità per tumori è il 30 per cento di tutti i decessi ma è il 43,2 per cento dei decessi in eccesso (4309 su 9969). Al contrario la percentuale dell’eccesso per le cause non tumorali è pari al 19 per cento, più bassa del 42 per cento totale dei decessi». I risultati indicano, dunque, che lo stato di salute dei residenti nei siti di interesse nazionale è meno favorevole rispetto al riferimento regionale. Ora la commissione Sanità del Senato punta a raccogliere le prove che alla base di quest’emergenza ci siano rifiuti tossici e inquinamento ambientale.

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