Matteo Renzi
Matteo Renzi Sindaco di Firenze

Dietro a Matteo Renzi un esercito di imprenditori, nobili, manager, sindaci e mogli di potenti. .

La sede della Big Bang sta a Palazzo Ruspoli, bed & breakfast di lusso nel cuore di Firenze. Sulle guide c’è una sola proprietaria, Teresa Fichera sposata Becagli, leggi hotel Brunelleschi e colosso del tessile nel pratese. In verità la celebre dimora ha un partner al 50 per cento: la Egan Immobiliare. E fra i soci c’è Andrea Bacci, classe ’61, storico amico di Renzi, per anni numero uno di Florence Multimedia, la società di comunicazione creata quando era presidente della Provincia.

Originario di Rignano sull’Arno, come il rottamatore, Bacci di mestiere ha fatto edilizia con la Coam, poi pelli per l’alta moda con l’Ab Florence. Ora siede in sella alla Silfi, l’azienda pubblica fiorentina di illuminazione, che nel prodigarsi per lui gli ha fatto fare pure uno scivolone, infilandolo nell’inchiesta sulla Cricca per un elicottero di Riccardo Fusi che doveva portarlo di corsa a Milano: «Scusami Riccardo… abbi pazienza… Matteo deve andare di corsa in trasmissione… i treni sono tutti in ritardo di due ore… lui ha bisogno di andarci in elicottero». Quel giorno pioveva troppo, e non se ne fece nulla. Poi qualche tempo dopo nuova telefonata. E Renzi che si tira fuori: «Non ho mai chiesto a Fusi o ad altri un elicottero, non so perché Andrea, che è un mio amico, lo abbia fatto».

C’è pure uno storico rottamatore dietro a Matteo. È Paolo Fresco, classe ’33, ex presidente della Fiat e, prima, big della General Electric negli Usa. Lo chiamavano il “disboscatore”, perché cacciava i vecchi al grido di «facce nuove». E così i due si sono piaciuti. «È lui che gli spalanca le porte, in Italia, alla Fiat e negli Usa». Quel signore che s’è ritirato a Fiesole e produce olio, primo non fiorentino (nasce a Milano, adottivo genovese) a ricevere, proprio da Renzi, il “Fiorino d’oro” per le sue doti, guarda caso, di «mecenatismo e filantropia».

Fresco sorride: «Io sono un uomo del passato, Renzi quel prestigio internazionale se lo sta meritando per conto proprio», dice. Ma subito aggiunge: «Non escludo di poterlo finanziare, in modo trasparente. Io sono di centro ma fra Matteo e me c’è assonanza: “si deve cacciare il vecchiume della politica, se Matteo si candida premier lo voto”.

Un altro amico internazionale è Marco Carrai, 37 anni, ex capo staff in Provincia, imprenditore edile con fughe nel software, soci israeliani e porte aperte negli States, sia fra i dem che fra i repubblicani. Habitué di quelle fondazioni dove è nata pure l’amicizia con Fresco, amico del ministro Corrado Passera dai tempi di Intesa, con sponde oltretevere fra l’Azione cattolica, Cl e «i cari amici dell’Opus Dei».

Ecco che dietro a Renzi si apre uno squarcio sulla Firenze che conta. C’è Fabrizio Bartaloni, manager del Consorzio Etruria, impegnato nei grandi lavori cittadini a partire dalla tramvia. C’è Riccardo Maestrelli, commerciante di frutta e socio di Bacci nel famoso resort del Big Bang. C’è pure il re di Technogym Nerio Alessandri e c’è Niccolò Cangioli, manager della Elen Spa e imparentato Pecci, una delle più potenti famiglie del pratese.

C’è Giorgio Moretti, presidente di Quadrifoglio che smaltisce i rifiuti di Firenze. E ancora il padre di Eataly, Oscar Farinetti, il conte Gaddo della Gherardesca, discendente di Ugolino, e le nobildonne del vino Bona Frescobaldi e Giovanna Folonari, passando per Fioretta Mazzei e nipote, l’ex banchiere della Bce Lorenzo Bini Smaghi, quello che ha versato 50 euro per la corsa Renzi. Altri due renziani, Leonardo e Marco Bassilichi, manager della omonima Spa, quella che produce i bancomat per il Monte dei Paschi.

Poi il vicesindaco di Firenze Dario Nardella, direttore di Eunomia, scuola per futura classe dirigente dove insegnano nomi tipo Mussari o Scaroni fino a Enzo Brogi, consigliere regionale e l’avvocato Alberto Bianchi, 58 anni, ex presidente di Firenze Fiere.