Il curriculum di Giulio Napolitano è tutt’altro che timido: un dottorato alla scuola Sant’Anna di Pisa, un contratto di ricerca alla Sapienza e poi il posto da professore associato all’Università della Tuscia. Nel mezzo una decina di volumi pubblicati per Il Mulino, paper, riviste scientifiche, commissioni di studio e consulenze per i ministeri. Gli vengono riconosciute «eccellenti competenze giuridiche», si muove tra regolazione di servizi pubblici, semplificazione amministrativa, enti sportivi e autorità indipendenti. Nel 2007 Roberto Tomei, dirigente Istat che aveva partecipato al concorso di professore associato in Molise con Napolitano, si rivolse al Tar perché sosteneva che la commissione esaminatrice avesse sopravvalutato i titoli presentati dal figlio del presidente della Repubblica. Il Consiglio di Stato gli diede ragione, ma non ci fu nulla da fare. «Mi arrendo a Napolitano junior» disse in un’intervista a Italia Oggi. Del resto sono in tanti, tra uomini e donne, a essersi arresi al secondogenito dell’ex dirigente del Pci.

La fede laziale di Giulio ha scandito la quotidianità del padre Giorgio. Anni Ottanta: si racconta che al termine di una delicatissima riunione del Pci Napolitano confessò di dover scappare a casa per consolare il figlio amareggiato dalle delusioni della squadra biancoceleste. Crescendo, la professione di fede non viene meno e Giulio continua a seguire la Lazio anche allo stadio Olimpico dove peraltro fu paparazzato al fianco dell’ex fidanzata Marianna Madia. L’attuale ministro per la Pubblica Amministrazione e la semplificazione prova a far chiarezza: «Con lui cominciai una storia sentimentale quando suo padre Giorgio era ancora solo un ex e illustre dirigente del Pci, poi sono stata a cena al Colle una sola volta».