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Pensionati supertassati e negozi che chiudono: questo il quadro a tinte fosche dell’Italia nei primi mesi del 2014, presentato da Confesercenti e Confcommercio.

PENSIONI Italia è il paese più longevo d’Europa, ma anche quello che tratta peggio i propri pensionati. Gli anziani, dopo una vita di contributi, pagano proporzionalmente più tasse di quando lavoravano. “Un anziano che riceve un assegno mensile di 1500 euro lordi detrae 72 euro in meno rispetto a quanto fa, invece, un lavoratore dipendente con un reddito dello stesso importo”, ha spiegato il presidente Marco Venturi, durante la festa nazionale della Fipc (Federazione Italiana Pensionati del Commercio).

L’anomalia maggiore, però, è che il prelievo fiscale è tanto maggiore quanto più la pensione è bassa. Le pensioni sotto i 1500 euro, infatti, possono detrarre 131 euro in meno dei lavoratori con lo stesso reddito. Le pensioni, però, non vengono erose solo dalle tasse. Nel 2014 i nonni italiani hanno perso 1419 euro di potere d’acquisto rispetto al 2008. “Sono oltre 118 euro al mese, sottratti a consumi e ai bilanci delle famiglie” ha specificato Venturi, secondo cui è sempre più indispensabile una riforma del sistema fiscale, che estenda anche ai pensionati il bonus fiscale, in modo da ammortizzare, almeno in parte, la perdita su base mensile.

EUROPA Opposta la situazione nel resto d’Europa: sulla stessa pensione da 1500 euro, un nonno romano paga il doppio rispetto a un suo “collega” spagnolo, il triplo rispetto a un inglese e cento volte di più rispetto a un tedesco. “Un pensionato italiano paga circa 4000 euro l’anno di tasse, il 20,7% di quanto riceve dall’Imps” – ha spiegato Venturi – in Germania quello stesso pensionato invece è tassato allo 0,2, pari a 39 euro annui”. E il discorso non cambia nemmeno quando si considerano pensioni più basse: chi riceve circa 750 euro, -1,5 volte il trattamento minimo – è tassato al 9,17%. La stessa pensione in Germania, Francia e Spagna sarebbe,
invece, esentasse.

COMMERCIO Nei primi cinque mesi dell’anno, per ogni nuovo negozio aperto due hanno chiuso. I più colpiti sono stati bar e ristoranti, aumentano invece le licenze per il commercio ambulante. Unica per quanto magra consolazione è che il dato – fornito dall’Osservatorio sulla demografia delle imprese della Confcommercio – è comunque migliore rispetto a quello registrato nello stesso periodo nel 2013: 52.716 esercizi chiusi quest’an – no, contro i 55.815 dell’anno scorso. Il più colpito è il Meridione, con 17mila imprese in meno.

Secondo l’Osservatorio, i dati confermano come non ci siano ancora segnali concreti di una vera ripresa, anche se “le imprese stanno riuscendo a contenere gli effetti della crisi, nonostante una domanda interna stagnante, l’elevata pressione fiscale e i mancati pagamenti dei debiti della p.a.”.

di Giulia Merlo