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1) «Non c’è la certezza di avere un vincitore. Con il vostro sistema non c’è governabilità», scrivono i quattro del Pd – Matteo Renzi, Alessandra Moretti, Debora Serracchiani e Roberto Speranza – riferendosi alla proposta Toninelli, la legge elettorale del Movimento 5 stelle.

2) «Le alleanze si fanno dopo le elezioni, non prima. Con il vostro sistema», proporzionale corretto, che non prevede alleanze, «si istituzionalizza l’inciucio ex post».

3) «Il sistema della preferenza negativa attraverso l’eliminazione di un nome è molto complicato. Con il vostro sistema si rende più difficile il voto».

4) «Ci sono collegi in cui sulla scheda i nomi scritti sarebbero oltre 40. Con il vostro sistema in alcuni collegi la scheda elettorale diventa un lenzuolo»

«Avete correttivi per questi quattro punti? Ritenete sbagliate le nostre osservazioni?». Via con il dibattito: «Diteci con franchezza le vostre. Siamo pronti a confrontarci insieme». Non prima però di aver posto altri «dieci ulteriori elementi di riflessione».

Poi il Pd inserisce il tema della “governabilità”: «Per noi un vincitore ci vuole sempre», scrivono i quattro, sempre facendo riferimento al supposto limite della proposta Toninelli, che non prevede un premio di maggioranza. Ma c’è la soluzione: «Vi chiediamo: siete disponibili a prevedere un ballottaggio, così da avere sempre la certezza di un vincitore? Noi sì». E soprattutto, «siete disponibili a assicurare un premio di maggioranza per chi vince, al primo o al secondo turno, non superiore al 15%, per assicurare a chi ha vinto di avere un minimo margine di governabilità?». Con queste due proposte, insomma, il Pd riporta la discussione sull’Italicum, che prevede tanto il doppio turno quanto il premio di maggioranza.

Le altre osservazioni sono sull’estensione di collegi («Siete disponibili a ridurre l’estensione dei collegi? Noi sì»), e sulla verifica preventiva di costituzionalità della legge elettorale. C’è poi una condizione che non piacerà molto alla Lega sul titolo V («Siete disponibili a ridurre il potere delle Regioni riportando in capo allo Stato funzioni come le grandi infrastrutture, l’energia, la promozione turistica?»), e una provocazione – almeno se consideriamo che è rivolta al Movimento che si autoriduce le indennità – sugli stipendi dei consiglieri regionali: «Siete disponibili ad abbassare l’indennità del consigliere regionale a quella del sindaco del comune capoluogo ed eliminare ogni forma di rimborso ai gruppi consiliari delle Regioni?». C’è l’abolizione del Cnel. E poi ci sono le riforme. Qui bisogna capire se quello di Renzi è un pacchetto completo, perché ai 5 Stelle per ora si propone uno schema simile a quello in discussione al Senato, su cui il Movimento si sta già facendo una dura opposizione: «Siete disponibili a che il ruolo del Senatore non sia più un incarico a tempo pieno e retribuito ma il Senato sia semplicemente espressione delle autonomie territoriali? Noi sì», scrivono i democratici finendo di porre i loro paletti.