Mentre il premier Matteo Renzi viaggia tra San Francisco, New York e Detroit, in Italia, e precisamente nella «sua» Firenze, ad attenderlo ci sono i giudici della Corte dei conti. Domani, infatti, i magistrati contabili avrebbero dovuto sentire il presidente del Consiglio su un danno erariale fra i 288mila e gli 816mila euro, alle «casse» della Provincia di Firenze, provocato negli anni in cui a presiederla, nel periodo 2004-2009, c’era proprio l’attuale premier. Renzi, però, è al di là dell’oceano, e dunque, per un «legittimo impedimento», non si presenterà davanti ai magistrati contabili.

Dopo le «bastonate» giudiziarie «trasversali» subite dal premier, tra indagini su alcuni suoi «fedelissimi» e un’inchiesta per bancarotta sul padre Tiziano, Renzi dovrà comunque, prima o poi, fronteggiare anche le contestazioni della Corte dei conti. Si tratta di una vicenda che ha inizio nel 2006, con le dimissioni del direttore generale della Provincia. È in quel momento, infatti, che la giunta provinciale guidata dal giovane Matteo, invece di nominare un nuovo direttore generale, ne sceglie quattro con chiamata diretta. Vengono tutti inquadrati in una categoria contrattuale non «coerente» coi loro curricula privi di laurea, ma soprattutto, come sottolineato dalla Corte dei conti, si tratta di dirigenti che già sono di ruolo, con contratto a tempo indeterminato, alla Provincia, dopodiché vengono collocati in aspettativa per essere, infine, riassunti dallo stesso Ente ma con un contratto di diritto privato, dunque più oneroso.

Sul punto l’attuale premier annuncia subito ricorso, sostenendo che la responsabilità per l’inquadramento errato non è degli amministratori ma dei funzionari, dunque dei tecnici. Nel febbraio 2013, quando già è sindaco di Firenze, Renzi chiede di essere ascoltato dai pm, i quali, successivamente, decidono che è il caso di archiviare la sua posizione e quella dei suoi assessori sulla base del fatto che «non sussiste l’elemento soggettivo per essi della colpa grave», vale a dire che i «decisori politici» non hanno una reale responsabilità. Contemporaneamente la procura chiede di perseguire solo i quattro direttori generali. La storia sarebbe finita qui se i funzionari imputati non avessero presentato nuove memorie difensive nelle quali si sostiene, al contrario, «il carattere strettamente politico della decisione, considerato che le delibere erano state approvate dalla Giunta».

Per i «tecnici», insomma, il ruolo degli «organi politici» nel decidere il nuovo assetto della direzione generale, c’è stato, eccome. Ed infatti la sezione giurisdizionale della Corte dei conti, prendendo in considerazione due decreti firmati da Renzi come presidente della Provincia e tre delibere di giunta, chiede l’integrazione del contraddittorio con i politici «al fine di dare la opportunità della partecipazione al giudizio e di accertare eventuali responsabilità». La magistratura contabile sostiene, in definitiva, che dal primo gennaio 2007 al 31 luglio 2009, dunque in poco più di due anni e mezzo, le assunzioni dei quattro dirigenti avrebbero prodotto un danno erariale che può essere calcolato fino a 816mila euro. E secondo gli stessi togati, è difficile pensare che coloro i quali rivestivano cariche politico-amministrative siano del tutto privi di responsabilità nella scelta di collocare i nuovi assunti.

Da qui «l’intervento in giudizio di Renzi» in qualità di presidente pro tempore della Provincia, e del suo assessore al personale, Tiziano Lepri. Ma il premier, come detto, è negli States, e perciò anche lui, come altre volte il suo predecessore, Silvio Berlusconi, può evitare il tribunale a causa di un «legittimo impedimento». In questo caso «americano».

  • Marco Bechini

    Guarda caso è in viaggio all’estero, per una visita che non è neppure istituzionale dato che non ha incontrato ne Obama ne i rappresentanti del governo Usa (come erroneamente riportato da tutte le televisioni che facevano passare vecchie immagini di lui con barak)

    Sparaballe Frenzie colpisce ancora.