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Il sindaco ribelle fa il pieno di insorti, urla contro le espulsioni, prova perfino l’assalto al cielo: “Il passo indietro di Grillo è già nei fatti”. Sacrilegio, c’è addirittura chi immagina il fondatore fuori dal simbolo (Giulia Sarti, presto pentita). Ma la festa di Parma non è neppure finita che il Caro Leader già la guasta con un videomessaggio dal blog ufficiale: “Io non ho fatto un passo indietro, ne ho fatto uno avanti. Sono più vivo che mai”.


Grillo Comunicato di infoindipendente

IN CINQUE MINUTI non lo cita neppure di striscio, ma è una evidente risposta a Federico Pizzarotti e ai suoi. Per ricordare che il primo in gerarchia è ancora lui, Beppe Grillo: nonostante il direttorio, la stanchezza e gli spettacoli fissati per l’an – no che verrà. Storia breve di una domenica a 5 Stelle, quella della Ducale di Pizzarotti, l’as – semblea degli eletti del Movimento convocata dal sindaco nella sua Parma. Poteva essere il giorno della scissione, o quanto meno il varo di una corrente, quella dei dissidenti. E invece è stata soprattutto quello che Pizzarotti voleva: una prova di forza e autonomia, con oltre 400 tra eletti e attivisti inquieti di tutta Italia ad affollare l’ hotel Villa Ducale, formalmente per discutere dello Statuto e di come si fa “ politica in maggioranza” . Ma ovviamente nella riunione (con diretta streaming) si è parlato soprattutto del Movimento che non va, e di come cambiarlo. “ Stia – mo peggio ora che siamo 2000 eletti di quando eravamo 50” riassume Pizzarotti. A tampinarlo sono 80 tra giornalisti e operatori, venuti a cercare lo strappo che non c’ è stato. “ Nes – suna scissione, nessuna corrente” ha ripetuto allo sfinimento, felice di essere assediato. Ma la strada verso un M5S diverso nei metodi e nei capi è infinita. Perché il generale Pizzarotti ha molti soldati sui territori (a Parma secondo gli organizzatori c’ erano 150 eletti), ma pochissimi nei Palazzi. Ieri i parlamentari erano una decina, tutti dissidenti. Con loro l’ eu – roparlamentare Marco Affronte e cinque ex M5S.

PIZZAROTTI arriva in hotel alle 10, alla guida della sua auto. Qualche attimo, e piazza il primo dardo: “ Un passo indietro di Grillo? Mi sembra che la direzione sia già questa e l’ indi – cazione dei cinque nomi del direttorio mi pare un invito a camminare con le nostre gambe” . Gli chiedono della telefonata di sabato con Di Maio, di cui aveva già parlato ieri al Fat -to : “Mi ha chiamato per chiarire, non c’è la cappa di pressione descritta dai giornali”. Il sindaco riserverà molti elogi al vicepresidente della Camera, quasi a tendergli la mano. Arrivano gli eletti: tanti dall’Emi – lia Romagna, in buon numero dalla Lombardia, da Torino, e c’è pure una consigliera da Caltanisetta. Ospite di peso il sindaco di Pomezia Fabio Fucci. Marca visita invece il sindaco di Livorno Filippo Nogarin. “Ha la moglie con l’influenza” fan – no sapere. Manda un messaggio: “Grande interesse”. Anche i parlamentari dissidenti negano lo strappo. “Il Movimento è unito”scandisce Walter Rizzetto. Però invocano: “Bisogna rivedere le espulsioni”. Pizzarotti è sulla stessa linea d’onda: “Non si possono cacciare persone che hanno lavorato per cinque anni nelle amministrazioni e di cui non si fa più neanche ”. Parla dell’ex capogruppo in Regione Andrea Defranceschi e del sindaco di Comacchio. Ma riabilita tutti gli espulsi: “Sono persone capaci, che stimo”. Intanto irrompe la Sarti: “Non deve essere un tabù ridiscutere del simbolo del M5S, della proprietà”. Anche di togliere il nome? “Sì, certo”. Piovono titoli, e la deputata ritratta: “Non ho mai detto che voglio togliere il simbolo a Grillo, chi sono io per fare una cosa del genere?”. Dopo l’agorà della mattina, nel pomeriggio è il discorso di Pizzarotti. Tuona: “Non vado da nessuna parte, riprendiamoci quello che abbiamo costruito: senza Grillo non saremmo qui ma il Movimento siamo noi”. Continua: “Ammettiamo di avere un problema e superiamolo, servono regole chiare e condivise, non calate dall’alto”. Chiude con citazione: “Prima presero gli zingari, poi gli ebrei, quindi sono rimasto solo”. E ovviamente si riferisce alle espulsioni.

A FINE SERATA chiede un’assemblea al direttorio: “Ma non lo chiamerei congresso”. Sorride felice. Poi però dal blog arriva Grillo. Un macigno: “Sono vivo e più vivo che mai, Nonostante questo tentativo di seppellimento mio, di Casaleggio, del Movimento. C’è un ribaltamento della realtà: i morti vogliono seppellire i vivi. I morti come Marino, come Renzie, vogliono seppellire i movimenti della società civile”. Non cita Pizzarotti, ma è a lui che parla. Chiosa: “State attenti, perché io ho avuto tentativi di crocifissione, ma io non mi faccio crocifiggere assolutamente da questi mediocri qua. Ma anzi reagiremo e la nostra reazione sarà straordinaria”. E tanti saluti al direttorio, che aveva dato tacito ordine di non replicare a Pizzarotti. Il sindaco, abbozza: “Mi pare un messaggio positivo”. La sua Ducale ha funzionato. Ma per chi comanda è ancora il nemico. Con cui non si può neppure discutere.