raffaella paita

Ha vinto Raffaella Paita (53,1% contro 45,6%). Ha vinto il sistema che ha guidato la Liguria negli ultimi decenni. Ha perso Sergio Cofferati, simbolo della sinistra all’inizio del Duemila.

Ha perso Genova, schiacciata dal voto nelle altre province. Ma di sicuro hanno perso le primarie. Non solo liguri, perché questa consultazione avrà un peso nazionale. A prescindere da un annullamento che non è escluso. Con un paradosso: a decidere chi sarà il candidato Pd alle regionali (e quindi al 90% la persona che guiderà la Liguria) potrebbero essere stati scajoliani, post fascisti e cinesi. A denunciarlo gli stessi dirigenti Pd: sono stati visti cinesi e nordafricani alle urne, segnala il segretario provinciale di La Spezia, Alessandro Pollio.

E Cofferati rincara la dose: “Oltre a me, sono stati segnalati tanti cinesi ai seggi”, ha provato a scherzare. Prima di sparare a zero: “Mi sono stati segnalati numerosissimi casi di violazione delle regole – ha proseguito il “Cinese” – L’inquinamento è molto pesante e non solo per i voti della destra ma con il voto organizzato di intere etnie, come quella cinese alla Spezia e quella marocchina a ponente”.

PAITA RISPONDE per le rime: “La comunità marocchina di Migliarina (La Spezia) mi risulta abbia votato Cofferati su input della Cgil”. Poi aggiunge, senza timore di suscitare polemiche: “Ma scusate: gli stranieri li vogliamo far votare o no? Se sì, non vedo dove stia il problema”.

Ma Paita pensa già da candidato alle elezioni: “Abbiamo vinto in tre province su quattro con uno scarto enorme. Adesso lavorerò per l’unità”. Sarà difficile. Il Pd sta esplodendo: “Ho visto comportamenti da criminalità organizzata”, attacca un dirigente. E Stefano Zara (Pd): “Rischia di essere la pietra tombale sulle primarie”.

Dovevano essere una prova di democrazia, una dimostrazione di vitalità del Pd. Le primarie liguri invece rischiano di mettere definitivamente in crisi il partito. Non importa che sia stato scongiurato lo spauracchio dei seggi deserti: “Hanno votato 54.420 elettori, nel 2013 per l’elezioni di Matteo Renzi erano stati 60mila”, ricorda Luca Borzani, intellettuale ed ex assessore Pd.

Il punto è un altro: mai si era visto uno scontro tanto aspro. Tanto da far dire a Cofferati di aver respirato “odio”. Da fargli ipotizzare: “Non è detto che ci si possa poi ritrovare a sostenere lo stesso candidato”. Insomma, c’è il rischio serio di una spaccatura nel Pd. Non basta: “Ho visto un sistema di potere, una cupola terrorizzata dall’idea che fossero aperti i cassetti. Che si scoprisse cosa avevano fatto in questi anni”.

La lettura dei risultati dice molto. Genova (64% a Cofferati, 34,9% Paita) resta isolata, marginale nella sua stessa regione, come sottolinea Zara: “Il capoluogo che conta due terzi della popolazione regionale alla fine peserà meno della Spezia che ha un quarto degli abitanti”. La sorte della Liguria è decisa dalle province: La Spezia, paitiana fino al midollo (67,4% per la candidata cittadina contro 32% di Cofferati). Ma sorprendono soprattutto i dati di Imperia (57% Paita) e Savona (67,9% Paita, con percentuali bulgare nel Ponente). Una sorpresa relativa per chi da settimane denunciava il rischio che a decidere le primarie fossero gli scajoliani e la destra che apertamente si sono schierati con Paita. Appoggi scomodi, ma alla fine forse decisivi. Alleanze prima consumate nei corridoi della politica e poi alla luce del sole.

PRIMA SI ERA registrata la conversione al Pd di Pierluigi Vinai, già candidato sindaco di Genova con il Pdl e caro alla Curia di Bagnasco. Poi era toccato a Roberto Avogadro, ex sindaco di Alassio (centrodestra). Fino ai casi più clamorosi: Alessio Saso, un passato in An e un presente nell’Ncd. Ma soprattutto un’in – dagine sulle spalle per voto di scambio. E che dire di Eugenio Minasso, Ncd, in passato fotografato mentre festeggia l’elezione in Regione con membri di famiglie calabresi al centro di inchieste? Per ultimo era toccato a Franco Orsi (Pdl), da molti definito scajoliano doc.