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Avevo in testa l’idea di disegnare Maometto. In fondo è il mio personaggio. E allora l’ho disegnato, con la lacrima agli occhi e in mano la scritta ‘Je suis Charlie’. Ma non bastava. Ho aggiunto ‘Tout est pardonné’. E allora ho pianto anch’io. A quel punto ho capito che avevo trovato la prima pagina. Finalmente avevamo questa cazzo di prima pagina!”. Il profeta di Luz non fa paura. Anzi è un omino dal volto sconsolato e gli occhi tristi. La sua tristezza lo rende persino simpatico. Con la sua matita Luz lo fa entrare in quel coro di voci che ha fatto il giro del mondo: Je suis Charlie. Anche il profeta è Charlie.

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Oggi il settimanale satirico torna in edicola irriverente come al solito anche ad una settimana dal dramma che ha portato via il direttore Charb e i disegnatori Cabu, Honoré, Tignous. “Ho convocato tutti loro nella mia testa. Dovevo sbloccarmi e allora ho cominciato a disegnare. Ho cercato, ho cercato, e ho trovato – racconta Luz –. Non è la prima pagina che si aspettava il mondo. E sicuramente non è quella che volevano i terroristi.

Ci dispiace, ebbene sì, abbiamo disegnato di nuovo Maometto, che ci aveva valso l’incendio dei locali e di essere trattati come provocatori. Ma non mi preoccupo. Credo nell’intelligenza e nell’umorismo delle persone. I terroristi in fondo sono solo persone che hanno dimenticato di essere stati bambini un giorno e che hanno perso il senso dell’umorismo”. Charlie Hebdo oggi invade le edicole con Maometto che piange.

Sedici pagine per dire sì al diritto di parola e sì al diritto di essere blasfemi. E per continuare a far ridere. Il numero 1.178 sarà distribuito in 3 milioni di copie (invece delle normali 60mila) e in 25 paesi (comprese India e Australia) e resterà in edicola per due settimane.