VERNACOLIERE

“Basta terrore! Cari mussurmani, facciamo a chi ce l’ha più grosso. Voi ci mettete le fave cor turbante, noi ci si mette le testediazzo della Lega: poi lo voglio vedè chi vince!”. A lanciare questa “sfida” all’Isis non poteva che essere la locandina del nuovo numero del Vernacoliere, storico mensile satirico in vernacolo livornese diffuso in Italia e in molte altre parti del globo: “Finiamola con questo scozzo di stragi e di spaventi! Portiamo ‘r confronto su un terreno civile! ‘nvece di scannassi l’un coll’artro, si fa a chi ce l’ha più grosso” propongono dal Vernacoliere a un militante dell’autoproclamato Califfato (anzi, “Isisse”) che parla 100% livornese.

Il giornale diretto da Mario Cardinali torna in edicola con un’edizione dedicata in gran parte alla strage parigina: “Numero speciale di pace, amore, spaventi e tanta caarèlla” si legge in prima pagina. “Il titolo della locandina? E’ il nostro modo di esorcizzare ma anche di invocare la cessazione del terrore.

Le vignette e i testi satirici prendono di mira soprattutto il fanatismo religioso: “Lettera minatoria al Vernacoliere – è il titolo basso della copertina – uno stronzolo arabo nella busta! Ir Risse de’ Arabinieri l’ha rionosciuto a naso!”. Una vignetta ritrae invece gli attentatori di Charlie Hebdo in mezzo ai corpi trucidati dei vignettisti: “Noi non siamo cattivi – esclamano i due con tanto di fucile in mano – solo loro che ci disegnano così”.

Neanche Bergoglio però, dopo le dichiarazioni rilasciate mentre si trovava in volo verso Manila (“chi dice parolacce contro mia mamma gli aspetta un pugno”), si salva: in una vignetta il pontefice viene infatti soprannominato “Papa Rocky VI“, in un’altra si titola: “Ir Papa m’ha picchiato”.