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Nuovi posti di lavoro: a Gennaio -44 mila

L’Istat svela la bufala di Matteo Renzi: Disoccupazione in aumento dello 0,1%.

L’Istat, implacabile, smonta gli ottimismi del premier, del ministro Poletti 
e dei giornali amici. Nei primi trenta giorni del 2015 sono state licenziate 23 mila persone. Ridimensionati anche i dati sui contratti: i nuovi sono 34 mila in meno.

Sono trascorse solo poche ore dalle quali Renzi si vantava delle 79mila nuove assunzioni riconducibili al jobs act.

Tutto da rifare come era ovvio che fosse. Il governo Renzi continua con la sua ostinata ottusità ad inanellare una serie di sconfitte epiche. Oltre al dato sull’occupazione, c’è poi quello che riguarda l’aumento della corruzione in Italia, che dopo l’ascesa al governo del “Bomba” di Firenze è divenuta “pratica standard” in materia di appalti.

Del resto lo avevamo puntualizzato: La maggioranza di quei cosiddetti “nuovi assunti” sbandierati da Renzi, non sono altro che contratti passati da determinato ad indeterminato, quindi nessun nuovo posto di lavoro creato.

Viceversa, nei giorni immediatamente successivi all’applicazione del jobs act, abbiamo registrato un sacco di denunce da parte di lavoratori, che si sono visti loro malgrado recapitare dall’azienda una lettera con la richiesta di “transare” in cambio del posto di lavoro.

Il jobs act, secondo quanto risulta, sta spingendo i manager aziendali più “smaliziati” a licenziare i “vecchi assunti” per sostituirli con “nuovi”, che sempre grazie a Renzi da oggi avranno meno diritti.

Il paradosso legato al jobs act. – che incentiva le aziende a licenziare – I manager in futuro spingeranno sempre più per liberarsi di quei dipendenti assunti col “vecchio contratto”, creando così una nuova generazione di esodati ultra quarantenni; le aziende dal canto loro, così facendo, risparmieranno centinaia di migliaia di euro, dovuti all’esenzione contributiva prevista – sui nuovi assunti – per i primi tre anni dal jobs act.

Insomma, nei prossimi mesi sarà un vero e proprio far west! Di sicuro possiamo affermare di essere di fronte ad una tragedia per le famiglie, targata solo ed esclusivamente Matteo Renzi.

Di Fabio Piras