Schermata 2015-04-18 alle 08.14.30

Avolte lo stupore, o preoccupazione, nella risposta dell’interlocutore, rende la domanda ancor più interessante rispetto alle attese. Mi scusi, cosa ne pensa di Cosimo Mele candidato sindaco? “Boh, non lo so”, “non lo conosco”, “perché me lo chiede?”.

CAROVIGNO, sedicimila abitanti in provincia di Brindisi. Case basse, quasi sempre bianche: il caldo va combattuto anche dal colore dell’intonaco; chiese e parrocchie un po’ ovunque, disoccupazione tanta, l’agricoltura è fonte di reddito primario.

Qui, sul Tacco, vive, è cresciuto, ed è tornato a espiare le colpe romane, Cosimo Mele, ex deputato della fu Udc, coinvolto in una storiaccia di droga e prostituzione. Cocaina, malori, ambulanza, accuse, polemiche, escort. Era il 2007.

Nel 2013 Mele è eletto primo cittadino di Carovigno grazie a sette liste civiche, a febbraio di quest’anno le dimissioni per dissapori interni alla giunta, questione di poltrone, di ambizioni, di potere, di ripicche, in fin dei conti “quello che accade a Roma, in piccolo, può scoppiare ovunque, a ognuno il suo orticello”, spiega un intimorito elettore del Pd “mi raccomando metta un nome finto, ci conosciamo tutti”. Nessun nome, più semplice. Meglio non creare problemi al signore democratico: “È una decisione lontana dal mio credo e lontana dai miei ideali”. La decisione è quella del Pd locale di non osteggiare, magari sostenere da esterni la rielezione di Mele, e non importa del suo passato in salsa berlusconiana, dello scandalo, del successivo sostegno a Francesco Pionati, leader della semisconosciuta Adc, costola dell’Udc; non importa dello scarso entusiasmo di Michele Emiliano, candidato alla Regione Puglia.

Qui le logiche sono altre, esattamente come gli interessi economici, tutti trasversali, “Roma è lontana”, sentenzia un elettore di centrodestra, “chissenefrega di quello che dicono nella Capitale”. Salvatore, trent’anni, negoziante: “Ho deciso di non votare più Pd, ma come si fa? Alla faccia del cambiamento. Chiami Marzia, il segretario cittadino dei democratici”. Meglio sentire prima lo stesso Cosimo Mele. Il cellulare squilla.

“Pronto? Non sento bene, chi è? Ah, sì – dall’altra parte la voce sembra quella del candidato sindaco – No, guardi, sono il segretario. Ma cosa vuole! Senta, aspetti, chiedo all’onorevole se vuole parlare”. Silenzio, poco dopo la risposta. “No, arrivederci”. Tuuuuu, tuuuuu… “Onorevole”, ma di che? Durante il mandato di sindaco, lo stesso Mele ha inviato una circolare interna dove ha garbatamente invitato i dipendenti comunali ad appellarlo così, forse il richiamo della passata gloria.

Ma come vi è venuto in mente di sostenerlo? “Dietro questa domanda c’è del sarcasmo, non intendo risponderle, e poi ho questioni famigliari più importanti, magari un’altra volta”, risponde Marzia Bagnulo, segretario locale del Pd, ex assessore della giunta. Le questioni private sono reali, giusto non insistere.

UNA COPPIA passeggia. “Mele? Nun lo conosciamo”. Impossibile. “In questo paese siamo poveri ma felici…”, non lo sanno, ma hanno parafrasato un film degli anni Cinquanta. “Ribadisco, qui insistono altre logiche – continua l’intimorito del Pd – Sulle realtà locali è sempre così: vincono le amicizie, gli interessi, i gruppi di potere, chi ti promette qualcosa, e Cosimo sa muoversi. Ha visto quanti ‘vendesi’ sui portoni?”. Tantissimi, ovunque c’è un’affissione. “Le tasse ci stanno massacrando, una volta i contadini costruivano una casa per loro, e altre per i figli. Oggi non è più possibile mantenerle e chi offre o promette ha vita agevolata con l’elettore”.

Tre, tre, cinque… Buonasera, ora è libero l’onorevole? “Non lo sola voce è femminile (passa qualche secondo) –. È in riunione, nel caso richiamiamo”. Due del pomeriggio, Carovigno è deserto. Bello e deserto. Qualche scorcio di barocco leccese, nessuno per strada, nessun rumore dentro le case, negozi chiusi, mancano solo le balle di fieno per ricordare il far west. Nando, cinquant’anni, offre la sua sintesi: “Mimmo avrà anche sbagliato, ma è stato pizzicato con due donne!”. Passa un prete. “Chi non sbaglia? Dobbiamo essere indulgenti e guardare gli aspetti concreti”. Quali? “Si fidi, creda”. Va bene. Magari un giorno ce lo spiegherà Mele. Pardon, l’onorevole Mele.