IMG_20151226_171121SCARLINO. Tre istanze di fallimento pendono come un macigno sul futuro di Scarlino Energia. E la proposta di concordato che l’azienda proprietaria dell’inceneritore di Scarlino ha presentato a dicembre nel tentativo di ripianare il debito da 65 milioni di euro e scongiurare il fallimento, non convince due creditori. I quali sono pronti, insieme al Forum Ambientalista (da sempre contrario all’impianto), a presentare un nuovo esposto alla Procura della Repubblica proprio sulla proposta dell’azienda nella quale – dicono – ci sono «gravi elementi che fanno ritenere assolutamente insussistenti i presupposti giuridici ed economici per la continuazione dell’attività».

La Procura chiede il fallimento. La notizia la si è appresa ieri nel corso di una conferenza stampa dell’avvocato Roberto Fazzi, difensore dei due creditori, e del portavoce del Forum ambientalista Roberto Barocci, ma la richiesta del pm risale al 15 ottobre 2015: la Procura della Repubblica di Grosseto ha presentato istanza di fallimento per l’inceneritore.

La bad company. L’attenzione si concentra in particolare sulla scissione societaria del 19 aprile 2013, a seguito della quale sono nate due nuove società: una nuova Scarlino Energia srl (con diversa partita Iva) e Scarlino Immobiliare srl. «Scarlino Energia ha trasferito tutti i debiti a una bad company, la nuova Scarlino Energia srl – dice Fazzi – spogliata di tutti i beni immobili, attribuiti alla neocostituita Scarlino immobiliare srl (il cui unico creditore è il Mps), e patrimonializzata con il solo inceneritore. Il quale è stato rivalutato di 22.629.761 euro ma, a causa delle disastrose performances, dopo appena venti mesi è stato contro svalutato per 22.038.742 euro, provocando una perdita di esercizio di 27.267.748 euro». Insieme ad altre perdite, il patrimonio netto risulta negativo di circa 7,5 milioni di euro. Come è possibile, chiede Fazzi alla magistratura, che un impianto sia stato rivalutato di oltre 22 milioni di euro a maggio 2013 e poi svalutato più o meno della stessa cifra a dicembre 2014? I dubbi però non finiscono qui.

IMG_20151226_171131Il ruolo di Sta spa. «L’operazione di scissione societaria – prosegue Fazzi – ha generato due società che appartengono a un unico soggetto: la società unipersonale Scarlino Holding srl che controlla Scarlino Energia e Scarlino Immobiliare, che hanno praticamente stessi organi amministrativi e unico socio la Sta spa». La quale, per inciso, ha quote – tra le altre – di Sei (la società che gestisce i rifiuti nelle province di Grosseto, Siena e Arezzo) e di Futura, società che gestisce l’impianto di trattamento rifiuti delle Strillaie, di cui possiede poco meno del 60% delle quote.

Patrimonio e creditori. Il trasferimento di tutti i beni patrimoniali alla Scarlino Immobiliare, prosegue Fazzi, ha comportato «l’impossibilità per i creditori di agire sui beni immobiliari mediante il loro totale conferimento alla nuova società immobiliare con unico creditore ipotecario e pignoratizio Monte dei Paschi di Siena Banca spa e contestuale accollo di tutte le passività e i debiti da parte della nuova Scarlino Energia con tutti i restanti creditori». Come possono sperare di riscuotere?

Impianto e investimenti. Ultima, ma non meno importante, la fattibilità economica del concordato. «Il vero punto dolente – dice Fazzi – è l’inefficienza dell’impianto». Lo stesso studio di fattibilità elaborato dalla genovese Fichtner e allegato alla domanda di concordato, «per quanto di parte – dice Fazzi – dà atto che ci sono dei problemi». Oltre a questo, l’intero concordato «si basa su un presupposto inesistente e cioè la capacità dell’inceneritore di generare profitti senza la previsione di alcun investimento di risolutivo e profondo ammodernamento dell’impianto che consenta di ovviare al deficitario funzionamento a singhiozzo nel 2013 e 2014 per carenze impiantistiche e funzionali e non».

L’esposto. I creditori, in tutto 240, si preparano a un appuntamento importante. Il 14 aprile si riuniranno per l’esame dello stato passivo. «I creditori devono sapere queste cose – spiega Fazzi – perciò presenteremo un esposto alla magistratura e al tribunale fallimentare per chiedere, come minimo, di rinviare l’udienza dell’esame». L’esposto ingloberà anche la relazione tecnica di Vincenzo Annino, consulente di Fazzi e del Forum, che ha analizzato lo studio Fichtner e ha ribadito «che senza un profondo rifacimento dell’inceneritore l’esercizio sarebbe ancora fallimentare.