Abbiamo il più alto numero di formazioni politiche comprendenti movimenti, associazioni, liste e partiti, il risultato di questa diversificazione rappresentativa si traduce spesso in uno stallo amministrativo. Nella ultime elezioni europee il governo Renzi, una volta raggiunto lo storico risultato del 40%  di consensi, si è comunque tradotto nel  più ampio flop governativo che la storia parlamentare abbia mai conosciuto.

Per fortuna esiste però un isola felice dove l’accordo è semplice e quotidiano, quella dell’informazione italiana e in particolare dei giornalisti. Se ci fate caso hanno un lente di lettura omogenea, conoscono perfettamente la profondità di campo da settare; come esperti fotografi il loro focus è sempre ben concentrato su informazioni di “vitale importanza” per i cittadini. A riprova di quanto affermato siamo infatti considerati su 180 paesi settantasettesimi per libertà di informazione.

Se osserviamo un tg televisivo, quello delle venti per esempio, potremmo tranquillamente scarrellare col nostro telecomando dalla RAI a LA7 che tanto non noteremo differenze.

La domanda che sorge spontanea è la seguente: Ma come passano il tempo le migliaia di giornalisti sparsi per L’Italia se poi le notizie sono per tutti le stesse? Tanto varrebbe ripristinare “l’organo d’informazione unico”.

Se partiamo dal presupposto che per forza di cose l’informazione è accendere i riflettori su qualcosa tralasciando per ovvi motivi di spazio tutto il resto, pensate se a questo aggiungiamo l’uniformità concordata dei vari direttori dei tg. E’ incontrovertibile che lo spettro-informativo diventa ancora meno ampio.

L’informazione italiana è cronicamente viziata dalle pressioni degli editori (che spesso fanno politica), dalle bufale di giornalisti in malafede e dall’accordo tra direttori, che a loro volta decidono la “scaletta concordata”.

Da tempo i “tg delle venti” non fanno altro che ripetere notizie pubblicate in rete sin dal mattino, oramai questi tg, intrattengono all’ora di cena un numero sempre meno consistente di ascoltatori. Malgrado lo scenario ridotto a  brandelli dell’informazione italiana, c’è un dato positivo in crescita che riguarda le fonti attraverso la quali i cittadini apprendono le notizie. L’informazione interattiva attraverso la rete risulta essere in forte crescita rispetto ai mezzi tradizionali, questo dato conforterebbe le aspettative di maggiore qualità stimolando nei lettori il confronto critico. E’ dunque finita l’era di quei tg televisivi indistinguibili da una “Domenica Live”? E’ altrettanto finita l’era delle grandi testate giornalistiche che spesso non sono altro che i portavoce dei loro padroni?  Di sicuro c’è che gli italiani sono molto più attenti rispetto al passato ed in numero sempre crescente scelgono fonti d’informazione alternative ai “tg delle venti”.