Nell’ambito di un’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila, il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, è indagato per corruzione, turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Secondo quanto si è appreso, il governatore è coinvolto insieme a un’altra quindicina di persone tra funzionari e imprenditori. In corso perquisizioni anche domiciliari in diverse città d’Abruzzo, dopo quella negli uffici regionali di Palazzo Silone. Oltre che dai carabinieri, l’indagine è portata avanti anche dalla polizia di Stato. L’indagine è iniziata nel novembre 2015. “Mi dichiaro totalmente estraneo alle vicende e auspico una loro rapidissima definizione” ha dichiarato il governatore abruzzese. “Ho fiducia nell’operato della magistratura così come ne avevo in passato – aggiunge – quando è stata sempre accertata la liceità delle mie condotte amministrative”.

Le questioni sulle quali indaga la Procura sono i lavori di restauro di Palazzo Centi a L’Aquila, un intervento non precisato che riguarda Penne (Comune in provincia di Pescara) e interventi di rigenerazione e manutenzione ordinaria e straordinaria delle case popolari in due strade di Pescara.

Per quanto riguarda il primo caso i carabinieri in mattinata sono arrivati in Regione per sequestrare documenti sulla gara da 13 milioni di euro per l’affidamento della ricostruzione di Palazzo Centi, inagibile dal terremoto del 6 aprile 2009 che ha sconvolto l’Abruzzo. L’edificio – in passato dimora della famiglia Centi dal 1776 – si trova nel centro dell’Aquila, in piazza Santa Giusta. Sede storica delle istituzioni regionali, è stato acquisito al patrimonio della Regione nel 2002 ed è sede della presidenza della Regione dal 2006 ed era stato restaurato a presidenza della giunta regionale. Il palazzo era stato restaurato con lavori durati per oltre 3 anni, dal luglio 2003 al settembre 2006. Durante questi lavori fu installato anche un ascensore. Nonostante questi lavori di riqualificazione dopo il sisma del 2009 il palazzo ha subito notevoli danni.

L’appalto per i lavori più recenti è stato caratterizzato da lungaggini burocratiche causate tra l’altro dal passaggio di consegne tra provveditorato interregionale alle Opere pubbliche di Abruzzo, Lazio e Sardegna e la Regione stessa che è diventata “stazione appaltante” con la cessazione dello stato d’emergenza, il 31 agosto 2012. Il budget per il recupero del palazzo sono arrivati per 3 milioni dalla rimodulazione del primo programma stralcio di ricostruzione degli edifici pubblici e per 10 milioni dalla delibera Cipe del 23 marzo 2012. L’appalto prevedeva interventi di consolidamento strutturale, rifacimento impiantistico, restauro architettonico delle superfici decorate, degli apparati pittorici nonché delle superfici di pregio, ed è basato sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Il bando è stato infine pubblicato il 7 maggio 2015 sulla Gazzetta ufficiale della Comunità europea, con scadenza il 16 luglio, poi posticipata al 27 agosto. Hanno risposto 29 imprese, molte delle quali colossi delle costruzioni, con le offerte valutate da una commissione amministrativa preliminare, poi da una commissione giudicatrice per l’offerta economica e quindi da un organo tecnico per l’offerta tecnica. A metà novembre 2015 l’aggiudicazione provvisoria a Edil Costruzioni Generali di Isernia, che ha operato un ribasso del 35,017 per cento, poi divenuta definitiva. Il progetto esecutivo dovrà essere valutato dagli uffici regionali prima di dare, finalmente, il via al cantiere. Il cronoprogramma prevede la riconsegna entro aprile 2018, con durata massima dei lavori stabilita in 730 giorni e collaudo nell’ottobre successivo: date che dovranno essere riviste al rialzo.

Il primo commento alla vicenda è dei Cinquestelle: “Nel giorno in cui i consiglieri regionali abruzzesi donano una turbina spalaneve da euro 220mila alla Protezione civile – si legge sul blog di Beppe Grillo – è il primo commento del , il presidente di Regione Luciano D’Alfonso viene indagato per corruzione e turbativa d’asta”.