Lo spettro del roaming in Europa per chi telefona, naviga, scarica la posta elettronica e si connette a Instagram o a Tinder dal 15 giugno non farà più paura. Tra quattro mesi sarà possibile usare la stessa tariffa nazionaledentro e fuori il proprio Paese. Basta, quindi, a quei costi aggiuntivi che se per i consumatori equivalgono a bollette astronomiche, per i gestori sono un tesoretto annuo da 8,5 miliardi di euro, il 10% dei ricavi. Insomma, una bella notizia. Ma sarà vero che andando in Spagna o in Germania pagheremo telefonate, sms e traffico dati come se stessimo a casa nostra? Domanda tutt’altro che scontata. Ci sarà, infatti, pure un Roam like at Home (Roaming come a casa), ma l’ac cor do notturno raggiunto la scorsa settimana tra Parlamento, Consiglio e Commissione europei – che arriva al termine di un percorso iniziato dieci anni fa e osteggiato da sempre dai big telefonici – non solo potrebbe spingere fuori dal mercato i piccoli operatori, ma anche portare a un aumento delle tariffe domestiche. Tutto dipenderà da come e quanto i gestori decideranno di riversare sui clienti i loro mancati guadagni.

PER CAPIRE COME il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, facciamo un passo indietro. Le tariffe all’ingrosso sono quelle che gli operatori si pagano a vicenda per permettere ai propri clienti di navigare e chiamare all’estero e i cui costi sono sempre stati elevatissimi. Basta pensare che nel mercato all’ingrosso (quello che riguarda gli accordi fra gli operatori), un giga di traffico dati costa 50 euro. Così, lo stratagemma deciso per garantire l’abolizione del roaming non si basa su un accordo fra i vari operatori. La leva riguarda l’in – tesa su questi prezzi. Nel dettaglio, dal 15 giugno le tariffe a ll ’ingrosso del traffico dati caleranno a 7,7 euro a gigabyte. Un tetto destinato a scendere in maniera graduale: dal 1° gennaio 2018 sarà di 6 euro a gigabyte, fino ad arrivare a 2,5 euro al gigabyte dal 2022. Tariffa questa che deve, comunque, consentire di proseguire l’ammodernamento delle reti di nuova generazione (5G). Tanto che nella sua proposta, la Commissione europea aveva perfino stabilito un tetto fisso più alto, pari a 8,5 euro a gigabyte, per consentire a tutti gli operatori di proporre migliori offerte sui rispettivi mercati. Per quanto riguarda invece la voce, la tariffa massima è ridotta a 0,032 euro al minuto (da 0,05 euro), mentre il prezzo degli sms scende da 0,02 euro a 0,01 euro. In pratica, si tratta di un taglio del 90% che dovrebbe consentire agli operatori di recuperare i loro costi senza aumentare quelli delle telefonate nazionali. Ecco, appunto, dovrebbe.

In attesa che l’accordo venga comunque confermato da Parlamento e Consiglio (dovrebbe accadere nella sessione plenaria di maggio), a Bruxelles non tutti stanno esultando. “Si tratta di un accordo al ribasso – sostiene David Borrelli, eurodeputato del M5S –perché si rischia di trasformare quella che doveva essere una bella promessa mantenuta dall’Unione europea in una beffa per i cittadini che beneficiano di tariffe domestiche basse che così potrebbero aumentare. Dalla promessa di azzerare il roaming, siamo arrivati al roaming indiretto per tutti”. giugno non essendo più previsto il sovrapprezzo – almeno fino alla soglia fair use–a causa di queste soglie più alte rispetto alle attuali applicate in ambito nazionale (circa 1 o 2 euro a gigabyte), i piccoli operatori difficilmente riusciranno a sostenere i costi per garantire il roaming zero a chi viaggia. “E non sapendo recuperare le perdite derivanti dal taglio dei costi al dettaglio, usciranno dal mercato”, spiega Innocenzo Genna, esperto di regolamentazione Tlc. Che aggiunge: “Le grandi compagnie, invece, continueranno a pareggiare i costi con i cugini d’oltreconfine. Avranno meno pressioni di co nco rren za e potranno iniziare ad aumentare i prezzi”. Inoltre, se è vero che i grandi tendono a ridurre diffusamente le tariffe solo in presenza di competizione, è evidente che un indebolimento dei piccoli giocherebbe a favore del mantenimento dello status quo. Che in Italia ha già visto i big telefonici imporre delle tariffe illegali per bypassare gli sconti decisi dall’Ue dal 30 aprile scorso. In pratica, Tim, Wind e H3G non hanno applicato correttamente la normativa transitoria che, fino a metà giugno, prevede un tetto massimo per il traffico estero (5 cent al minuto per le chiamate in uscita, 1 cent per quelle in entrata, 2 cent per sms e 5 cent per MB). Ma hanno imposto piani tariffari c h e f a n n o spendere più di prima, senza possibilità di disattivarli. Tant’è che pochi giorni fa l’Agcom ha sanzionato Wind e H3G con il massimo della pena prevista: una multa irrisoria da 258mila euro a testa. Mentre Tim (che ha pagato subito) ha sborsato solo 20mila euro. Wind e H3G dovranno anche rimborsare i clienti degli addebiti non dovuti.