Il dirigente regionale firmava l’autorizzazione ambientale per l’impianto industriale. E suo figlio intanto riceveva incarichi per progetti da milioni dalla stessa industria”, denuncia il M5s. Di nuovo la Ferriera di Trieste, chiamata “l’Ilva del Nord-Est”. Quell’impianto che ha prodotto acciaio e oggi soprattutto ghisa; nato nel 1896, quando c’erano gli Asburgo. Dopo 120 anni è ancora lì con le sue emissioni. Fa paura. Divide. E decide la vita politica della città: sulla Ferriera si è giocato la rielezione l’ex sindaco Roberto Cosolini (Pd), che sulla riqualificazione aveva scommesso tutto.

SUCCEDE che il M5s ha trovato diversi incarichi legati alla Ferriera di Servola nel curriculum di uno studio ingegneristico triestino: realizzazione capannoni, fondazioni del laminatoio, bunker per bombole di idrogeno. Lavori per 15 milioni (su cui va calcolata la parcella degli ingegneri). “In quello studio lavora Daniele Agapito, figlio di Luciano, direttore del Servizio tutela da inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico della Regione. È il dirigente che nel 2016 ha firmato il rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale che ha consentito alla Ferriera di lavorare per altri dieci anni nonostante una situazione critica”, sostengono i consiglieri regionali Elena Bianchi, Eleonora Frattolin, Ilaria Dal Zovo, Cristian Sergo, Andrea Ussai e il collega in Comune Paolo Menis. “Un potenziale conflitto di interessi”, sottolineano i grillini che presenteranno un esposto in Procura e all’Anticorruzione. Il M5s chiede di fare luce anche sui tempi: “Sarà un caso, ma le date degli incarichi al figlio coincidono con specifici eventi riguardanti il rinnovo dell’Aia”.

Per dire: “Il 28 aprile 2015 il papà riavviava il procedimento istruttorio e quasi contestualmente arrivavano altri incarichi per il figlio, terminati (per quanto noto) a febbraio 2016, a decreto firmato”. Finora non esistono indagini a carico di Luciano e Daniele Agapito. Ma chi ha conferito gli incarichi allo studio di Agapito jr? Il colosso Arvedi che gestisce l’impianto fa sapere che “la progettazione, le pratiche edilizie e la progettazione architettonica e strutturale sono state affidate alla società Tmc”, e non direttamente alla Artec. “Con fe rmo ”, commenta il giovane Daniele Agapito, aggiunge: “N on voglio rilasciare commenti”. “MA la questione resta – s ostiene Eleonora Frattolin – secondo la legge si sarebbe dovuto segnalare il conflitto d’interessi astenendosi dal prendere decisioni sull’Aia”. La governatrice del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, è intervenuta subito, esprimendo “sconcerto anche solo per l’ipotesi che non siano state rispettate le regole”. Già, la Ferriera è nei pensieri dei triestini. E forse anche nei polmoni. Prima l’ennesimo passaggio di proprietà al gruppo Arvedi (in lizza per acquisire l’Ilva di Taranto), poi la firma dell’Accordo di programma siglato dall’ex premier Matteo Renzi in persona e il rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale, un atto fortemente discusso dalle associazioni ambientaliste. Poi due manifestazioni di piazza che hanno infiammato l’ultima campagna elettorale. Infine i report periodici dell’Arpa, le perizie ordinate dalla Procura, gli studi commissionati dai privati. Tutto per capire che cosa entra nel corpo di cittadini e operai di quei fumi che vedi uscire dalle ciminiere, da quell’impianto che illumina le notti di Servola dal 1896.