L’imprenditore Alfredo Romeo nel 2013 finanziò con ben 60.000 euro la Fondazione renziana Open, in occasione della campagna elettorale per le primarie del PD. Renzi era al corrente di questa donazione e sapeva benissimo chi era Romeo, già all’epoca condannato in primo grado per corruzione.

Secondo quello che ricostruiscono i magistrati, nell’inchiesta Consip il Giglio magico renziano ci sarebbe dentro fino al collo: Lotti è accusato di aver spifferato all’ad Consip, Luigi Marroni, che c’era un’inchiesta in corso; Marroni stesso è stato nominato alla Consip proprio da Renzi e prima di questo incarico è stato direttore dell’Asl di Firenze quando Matteo Renzi era presidente della Provincia e poi sindaco, e poi è diventato anche assessore del Partito Democratico alla sanità della Toscana; oltre a Lotti ad avvisare i vertici Consip dell’inchiesta sarebbe stato, sempre secondo i pm, anche il comandante dell’Arma dei Carabinieri generale Tullio Del Sette, appena riconfermato da Renzi. Poi c’è Carlo Russo, giovane imprenditore toscano e amico della famiglia Renzi: secondo quanto rivelato dal governatore della Puglia Michele Emiliano, che sarà ascoltato nei prossimi giorni dagli inquirenti, l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Lotti avrebbe caldeggiato un suo incontro proprio con Russo, anche lui indagato nell’inchiesta Consip. Ad oggi l’inchiesta ci rappresenta un sistema di corruzione, appalti illeciti, nomine, mazzette che si sarebbero consumati ai danni dello Stato e, dunque, dei cittadini.

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