C’ERA LA PREDILEZIONE per “l’aragosta, l’astice e il granchio, presenti sulle ricevute per ben 28 volte”, inoltre per la “maggior parte dei pasti era concentrata durante il week end”e per “23 volte” nel menù non mancavano “le ostriche”.

Come mangiava Augusto Minzolini: lo racconta l’azienda pubblica Rai nel ricorso presentato dopo la sentenza di assoluzione, incassata in primo grado dal senatore. Accusato di peculato per aver speso, dal luglio 2009 al novembre del 2010, circa 65 mila euro di soldi pubblici strisciando la carta di credito, Minzolini ha visto la sentenza di primo grado ribaltata in Corte d’Appello, che lo ha condannato a due anni e sei mesi. Decisione poi confermata a febbraio del 2016 anche in Cassazione. E adesso, dopo che il Senato non ha votato la decadenza, Minzolini attacca la magistratura che lo ha condannato. “In secondo grado –ha detto in un’intervista a Il Dubbio–arriva un giudice tornato in ruolo dopo vent’anni in politica e mi condanna a 2 anni e 6 mesi, aumentando la pena rispetto alla richiesta dell’accusa, in modo da innescare la legge Severino”. Poi aggiunge: “Il giudice che mi ha giudicato ha fatto politica in uno schieramento avverso al mio per vent’anni, poi negli ultimi 4 anni è stato consigliere giuridico all’ambasciata di Washington”. Il riferimento è a Giannicola Sinisi, sottosegretario all’Interno con la delega per la Pubblica Sicurezza durante il primo governo Prodi, e poi con D’Alema, dal 2006 al Senato con il gruppo parlamentare dell’Ulivo. In magistratura Sinisi torna nel 2014, ed è tra coloro che emettono la sentenza di condanna per Minzolini. Il senatore –salvato dai suoi colleghi, tra cui 19 parlamentari del Pd –sembra dimenticare che Sinisi faceva parte di un collegio: non ha giudicato da solo. È collegiale, quindi, la sentenza che stabilisce quanto segue: “Minzolini si era appropriato di risorse pubbliche con la volontaria e reiterata violazione delle regole aziendali” e con la “piena consapevolezza della natura privata e personale delle spese effettuate con la carta di credito”. Come successivamente sottolineano altri togati, in terzo grado: i giudici dellaCorte di Cassazione.