Siamo costantemente bombardati da informazioni su tutto ciò che accade nel mondo, se rapinano una vecchietta nel Burkina noi subito lo sappiamo. Pensa che culo!

Ma la funzione dell’informazione è questa?

Secondo noi l’informazione dovrebbe servire per rendere maggiormente consapevoli le scelte delle persone, migliorando per questa ragione le loro vite.  Diverse figure professionali (non solo dell’informazione) appaiono sempre più fini a se stesse, una sorta di “autosostentamento” che esula da qualsiasi utilità di ruolo e che spinge i giornalisti diventati come i commercianti a vendere qualcosa. Se è sacrosanto avere un lavoro e ricevere un compenso, d’altra parte risulta assai deleterio invece quando si incentra tutto sul profitto.

Pensate a quando questa politica si applicata in campo medico, qui troviamo primari che per allenarsi rompono i femori dei pazienti ai quali vendono poi protesi della ditta dalla quale ricevono una percentuale. Non meno grave è quando coinvolge aziende alimentari che per avere raccolti abbondanti impiegano pesticidi avvelenando così i consumatori. Qualcosa che non quadra deve esserci se si pensa al ricavo anche a dispetto della salute.

La domanda fondamentale è come possiamo fare per uscire da questo meccanismo deleterio? Di primo acchito la mancanza di etica e l’onestà sembrerebbero gli indiziati, ma andando più a fondo alla questione si scopre che esistono ragioni ancora più intime compresa la paura.

La paura causa “super-egoismo”,  più verosimilmente se legata alla visione del futuro, percepito da molti sempre più incerto, tanto da spingere ad accumulare il più possibile.

E’ fuori dubbio che la società in cui viviamo influisce sul nostro umore e di conseguenza sulle scelte. Una visione “corta” instilla uno stato d’ansia e di incertezza che può giustificare la decisione di chiudersi in se stessi. Una sorta di “morte tua vita mia”. Tuttociò E’ socialmente controproducente e la dice lunga su come possa divenire pericolosa una società in cui le persone non riescono ad intravedere il proprio futuro.

Essere consci della direzione verso la quale stiamo andando è il punto di partenza. Capire che esiste un problema è già tentare di risolverlo. Se la causa prinicpale è la paura del futuro, dobbiamo trovare una soluzione “cercandola”. La scienza ci insegna che l’esperienza diretta e l’osservazione sono i primi passi da compiere per capire l’entità di un problema.

Stiamo volutamente trascurando il fatto che dovrebbe essere la politica (prima colpevole) a creare le condizioni necessarie a traghettare una società verso il futuro, ma sappiamo già come sono andate le cose.

Dobbiamo essere pragmatici e procedere con logica. Per primo sarà necessario porci una domanda fondamentale: A cosa ci hanno portato le scelte politiche compiute fino ad oggi? Noi la risposta ce l’abbiamo. In proposito possiamo solo sussurrarvi che compiere lo stesso test vi porterà inesorabilmente ad ottenere lo stesso risultato.