L’AVEVA ANNUNCIATO anche Matteo Renzi, alla vigilia della puntata, che la Rai ha regolarmente mandato in onda, nonostante l’ex premier avesse definito false, diffamatorie e calunniatorie, le notizie che Report intendeva trasmettere.

La Rai non ha censurato l’inchiesta firmata da Emanuele Bellano. Ma sottrarre la copertura legale ai cronisti di Report, equivale a un durissimo tentativo di isolamento e indebolimento. Le inchieste sono infatti spesso firmate da giornalisti freelance, che lavorano in proprio, a partita iva, pagati per ogni singolo servizio. La spesa degli avvocati, l’eventualità di risarcimenti da centinaia di migliaia di euro, è nei fatti un’intimidazione. Soprattutto se l’opzione viene discussa all’indomani di un’inchiesta che ha chiamato in causa pesantemente il Pd. “Report ha mostrato una brutta pagina di giornalismo”, ha detto ieri Michele Anzaldi, capogruppo del Pd in commissione di Vigilanza, “sarebbe bello conoscere il parere dell’ordine professionale sulla gestione di questa inchiesta, visto che fior di giornalisti che fanno parte del Cda Rai, come Diaconale e Siddi, si sono espressi con grande criticità”.

Ad annunciare che il caso sarà affrontato nel cda di domani, infatti, è stato il consigliere Arturo Diaconale: “La libertà dei giornalisti è sacrosanta, va garantita e difesa, ma mi auguro che, questa libertà, non abbia portato a degli errori di diffamazione, rispetto ai quali ognuno si dovrà assumere le proprie responsabilità. Chiederò in Cda di chiarire la posizione della Rai rispetto a Report: “fino a che punto c’è la manleva dell’azienda rispetto al loro lavoro”. In sostanza: chi paga le spese legali?

Nella sua lunga storia, Report ha affrontato oltre 50 cause, per centinaia di milioni, scontrandosi con colossi come Finmeccanica o il gruppo Angelucci. Mai una condanna per diffamazione. Una sola causa persa. Contro un informatore scientifico. Segno che Report non ha mai diffamato né ha pesato sulle casse della Rai. Eppure il consigliere Franco Siddi sente improvvisamente l’esigenza di esternare: “Il giornalista ha il dovere di non soggiacere a censure o praticare autocensure. La responsabilità suggerisce però anche di fare un supplemento di verifica qualora possano emergere ipotesi calunniatorie. Su certe materie, e mi pare anche in questa, credo ci siano in giro molti avvelenatori di pozzi. Spero che non abbiamo infettatorare la Rai dall’influenza dei partiti –conclude il consigliere Guelfo Guelfi – e ci ritroviamo con una Rai in cui i conduttori vogliono influenzare i partiti. È auspicabile che il Cda se ne occupi”.

IL TESORIERE del Pd Francesco Bonifazi, intanto, conferma l’intenzione di querelare. E contrattacca il M5S che, nelle stesse ore, decide di occuparsi della vicenda. “Chiederò i danni a Report, alla Rai e al Fatto. E non credo che sarò il solo a farlo”.

Ed ecco la replica di Report: “La Pessina presenta querela?”, dice il conduttore Sigfrido Ranucci, “Più che contro di noi, dovrebbe farla contro i documenti della società che abbiamo ripreso. Abbiamo dato conto delle versione dei fatti di Pessina, per fornire al pubblico che paga il canone un’informazione completa”. Di Maio nel frattempo annuncia un ricorso in procura “per verificare se sussistono reati come: induzione alla corruzione, turbativa d’asta e traffico di influenze. Chiediamo anche all’Anac di verificare se esiste un sistema Renzi dal punto di vista giudiziario”.