Il Matteo Renzi in onda ieri durante Otto e mezzo è un uomo pronto a scatenare l’inferno. In nome della verità e della giustizia. “Il tempo del buonismo è finito”, dice, “ed è finita la parte di quello che sta buono e zitto. Sono pronto a chiedere i danni. Andremo in tribunale e diremo le cose che dovremo dire”. Renzi indossa l’elmetto dopo aver scoperto che un’importante intercettazione dell’inchiesta su Consip è stata riportata male dal capitano dei carabinieri del Noe, Gianpaolo Scafarto, che ha messo in bocca ad Alfredo Romeo, invece che a Italo Bocchino, la frase “… Renzi (Tiziano, ndr) l’ultima volta che l’ho incontrato”. Falso “sc operto”– Scafarto è ora indagato –proprio grazie al brogliaccio presentato dallo stesso capitano. “Travaglio avrebbe potuto chiedere scusa a mio padre per aver scritto cose false, ma lo farà in tribunale. Invece di fare Il Fatto-Quotidiano fa ‘il falso quotidiano ’”.

Poi aggiunge: “Travaglio è scappato dal tribunale di Firenze dove in sede di conciliazione mio padre gli chiedeva 300 mila euro”. In realtà, a dire il falso, è proprio Renzi.

PARTIAMO da quest’ultima affermazione. Di vero, c’è soltanto l’esistenza della causa in corso, per tre articoli pubblicati dal Fatto. La conciliazione? Mai esistita. Piuttosto, sei mesi fa –come d’obbligo per chiunque proponga un’azione civile – i legali di papà Tiziano hanno proposto una mediazione: 300 mila euro per chiudere il contenzioso. Proposta rispedita al mittente. Il motivo? Il Fatto è convinto di avere ragione. E sa di poterlo dimostrare nel processo. Ma allora: cos’è accaduto pochi giorni fa al tribunale di Firenze? Una banale udienza: le parti hanno chiesto i termini per presentare le memorie. Il giudice non ha mai neanche valutato l’ipotesi di una conciliazione. Era previsto l’interrogatorio di Travaglio? No. Era un ’udienza alla quale, di norma, partecipano soltanto gli avvocati. Mancava forse l’avvocato di Travaglio? No. Si è mai visto qualcuno fuggire da un’udienza per la fissazione dei termini? C’era piuttosto Tiziano Renzi, con due legali, un paio di giornalisti e telecamere al seguito, rimaste fuori dalla porta per il tempo dell’udienza. Che è durata una manciata di minuti. Questa è la cronaca.

E questa è la versione di Renzi: “Travaglio è scappato (falso, ndr) dal tribunale di Firenze dove in sede di conciliazione (falso, ndr) mio padre gli chiedeva 300 mila euro”. TRE CONCETTI, due invenzioni. Però conia l’appellativo “il falso quotidiano”. E veniamo al caso Consip: “Per me – dice Renzi – la priorità è dire che ho fiducia nella magistratura, nell’Arma dei carabinieri. Se c’è stata una falsificazione di prova è grave, ma non sarò mai uno che vive di complotti. La verità verrà fuori, aspettiamo ”. Ecco, partiamo dalla fiducia nei carabinieri e nella magistratura. Gli sfugge di aver appena pronunciato un ossimoro: la Procura di Napoli – che ha trasmesso gli atti a Roma – ha indagato il comandante generale dei carabinieri, Tullio Del Sette, per favoreggiamento e rivelazione del segreto istruttorio. E proprio sull’inchiesta che vede indagato, oltre che suo padre con l’amico di famiglia Carlo Russo, anche il ministro Luca Lotti.

Ora, sulla fiducia di Renzi per Del Sette, dubbi non ce ne sono: l’ha confermato nonostante sia indagato. Ma si fida anche della Procura che lo accusa. E allora: “Querelerà il Fatto ? Chi querelerà?

“La invito a riflettere –interviene l’ex direttore del Corriere Paolo Mieliperché Travaglio è intellettualmente onesto. Tutte le notizie giudiziarie sul M5s sono state pubblicate per primo proprio dal Fatto”. E l’onestà intellettuale dovrebbe portare chiunque –non soltanto il Fatto e persino Renzi – a riflettere su un dato: la trascrizione errata dell’intercettazione è un fatto grave – sebbene sia frequente nelle indagini – ma non cancella le accuse.