“Antonio Campo Dall’Orto non ha più una maggioranza all’interno del Cda Rai. I renziani l’hanno mollato e io posso fare ben poco per aiutarlo, visto che sono da solo”. Carlo Freccero, ex direttore dei Raidue e membro del Cda di Viale Mazzini, guarda avanti dopo la giornata di passione vissuta giovedì dal direttore generale che, su diversi temi, si è ritrovato contro i consiglieri di maggioranza espressi da Pd e Ap.

Freccero, che atmosfera c’era in consiglio? Appena arrivato, giovedì mattina, mi sono accorto subito che c’era qualcosa di diverso. La controrelazione di Paolo Messa, l’intervento feroce di Guelfo Guelfi, le critiche degli altri: si è capito che il vento era cambiato. Campo Dall’Orto, molto sorpreso, ha preso subito due porte in faccia: sul rinvio dei tetti alle star e sui piani di produzione, su cui non aveva i voti. Renzi ha scaricato il dg? Mi pare evidente.

L’ex premier vuole una Rai completamente assoggettata ai suoi voleri, tutte le voci contrarie lo infastidiscono, desidera un’informazione a sfumatura alta, come la pettinatura del dittatore nordcoreano. Ha preso la palla al balzo con Report per scatenare la sua guerra personale, ma, purtroppo per lui, non siamo più ai tempi dell’editto bulgaro di Berlusconi del 2002.

La Rai è più autonoma oggi?    Ci sono delle sacche di resistenza, ma la vera differenza la fa la Rete, che garantisce gli anticorpi: imporre dei diktat eccessivi scatenerebbe il finimondo online. Inoltre si dà più spazio all’audience: i “nemici” di Renzi fanno ascolti, come dimostrano Report e Cartabianca . Il dg poi ha il merito di aver messo Gabanelli a capo dell’informazione digital. Ora cosa accadrà? La guerriglia sotterranea si è trasformata in una sfiducia plateale. I pasdaran renziani bombarderanno il dg dentro e fuori Viale Mazzini, seguendo le indicazioni di Michele Anzaldi, braccio armato e regista dell’operazione anti Campo Dall’Orto. Anche se il primo ad aprire il fuoco contro di lui è stato Alfano. Gli complicheranno la vita, dislocheranno trappole sul suo cammino, come si è visto con la vicenda dei tetti e con le osservazioni dell’Anac sulle nomine. Lui cercherà di ricucire con i consiglieri di maggioranza, oppure sarà costretto a strizzare l’occhio a noi dell’opposizione. Il suo voto se l’è già preso: lei ha votato sì al bilancio… Nel Cda io mi comporto da amministratore e non da politico: i conti sono in attivo, gli ascolti vanno bene, sono state messe in campo buone idee. Restano nodi importanti, come quello dell’informazione, ma nel complesso il dg è persona che lavora nell’interesse della Rai e non contro.

I Cinque Stelle sembrano essersi spostati dalla parte di Campo Dall’Orto. È così? Da parte del Movimento sarebbe una scelta saggia. Forse temono che, se lui lasciasse, ne arriverebbe uno peggiore, una sorta di dittatore-cameriere di Renzi. Comunque, se i grillini vogliono dargli una mano, conviene che lo facciano in Vigilanza, perché nel Cda il mio contributo si limita al mio singolo voto e posso fare poco. Di Maio ha detto che il direttore del Tg1 andrebbe scelto con un sorteggio tra i migliori candidati. Che ne pensa? Lascerei perdere i sorteggi. La domanda a cui rispondere è se continuare con una Rai a sistema misto o se farla diventare totalmente pubblica. I direttori, poi, si scelgono valutando persone e curricula, senza sorteggi.