Il Rottamatore non rottama più. Almeno, non in Sardegna. Dove tra i candidati a sostegno di Matteo Renzi figurano diversi nomi ultra noti della politica isolana. Tra questi spicca quello di Graziano Mila: ex sindaco di Quartu Sant’Elena (Cagliari), oltre che presidente della Provincia di Cagliari fino al 2011, quando una condanna per abuso d’ufficio, confermata dalla Cassazione, lo ha disarcionato dalla poltrona.

BANDITO dagli incarichi politici, nel 2014 è diventato responsabile della comunicazione della Fondazione Banco di Sardegna, presieduta dall ’ex senatore Antonello Cabras, uno dei più influenti esponenti del Pd sardo. Cabras – che in una recente intervista ha dichiarato di non volersi più occupare di politica ma solo di filantropia – sarebbe però il regista dell’operazione che ha portato alla doppia lista sarda a sostegno dell’ex premier. Contrariamente da quanto accade nel resto d’Italia, in Sardegna Renzi è sostenuto da due liste, dalle quali verranno scelti i rappresentanti dell’Assemblea nazionale del Pd. La cosiddetta lista Cabras-Fadda (Antonello Cabras e Paolo Fadda, ex sottosegretario alla Salute e altro esponente di peso del partito), ufficialmente nota come “Popolari e riformisti sardi”, in un primo momento era stata bocciata e poi, dopo accurate manovre diplomatiche interne al partito, riammessa dal Nazareno. Ottenuto il via libera, Fadda è stato scelto come capolista del collegio Cagliari 2-Sulcis e Milia per quello Cagliari 1 (con tutta l’area vasta).

Un nome che non è passato inosservato. Prima Ds, poi Pd Graziano Milia è stato primo cittadino di Quartu, terza città dell’isola. Ed è ai tempi della fascia tricolore che è scattata l’indagine per abuso d’ufficio che gli ha stroncato la carriera politica.

AL CENTRO dell’inchiesta c’erano delle presunte “autorizzazioni facili” concesse per la realizzazione di un centro con piscina. La macchina della giustizia, lenta ma inesorabile, era arrivata fino alla Cassazione che nel 2011 –quando ormai Milia era diventato presidente della provincia di Cagliari –aveva trasformato in definitiva la sua condanna a un anno e quattro mesi, con interdizione dai pubblici uffici. Con l’ex sindaco erano stati condannati anche l’ex capo dell’Ufficio Tutela del paesaggio, l’ex direttore dell’ufficio tecnico più dei dirigenti e alcuni imprenditori. La condanna era coperta dall’indulto, l’interdizione sospesa ma questo non era bastato a salvare Mila che, dopo alcuni giorni di incertezza, si era dimesso per evitare l’ine – vitabile: la decadenza dalla carica. Di lui si è tornati a parlare nel 2014 quando la Fondazione Banco di Sardegna ha avviato una manifestazione di interesse per scegliere il responsabile della comunicazione. Ai candidati si chiedeva una laurea in materie umanistiche o economico-giuridiche e l’iscrizione all’albo dei giornalisti. Tantissimi i curricula arrivati, su tutti aveva prevalso quello di Milia ed era stata subito polemica. Il polverone – sollevato sia da destra che da sinistra – era stato bollato dall’interessato come frutto dell’invidia. Ma nessuna altra risposta era arrivata a chi gettava ombre sulla tempistica della selezione, pubblicata per un tempo considerato troppo breve e a ridosso del ponte del primo maggio, e a chi invece puntava il dito contro la presunta vicinanza politica tra l’allora neo presidente della Fondazione Cabras e il nuovo responsabile della Comunicazione. Da allora più nulla, fino alle primarie che in Sardegna rappresentano un doppio appuntamento: gli elettori dovranno scegliere sia il segretario nazionale che quello regionale. Un posto, quest’ultimo, rimasto vacante dalle dimissioni di Renato Soru