Le telefonate sono due e avvengono il 3 febbraio 2015. Nella prima Vincenzo Consoli, direttore generale di Veneto Banca, si consiglia con un dirigente della Banca d’Italia, identificato dagli inquirenti solo con il nome di battesimo Vincenzo. Nella seconda Consoli parla con un uomo “dal forte accento toscano”. Secondo gli uomini della Guardia di Finanza “potrebbe trattarsi di Pier Luigi Boschi ”, vicepresidente di Banca Etruria e padre dell’allora ministro delle Riforme Maria Elena.

Il Corriere del Veneto, ne ha dato notizia lo scorso 20 aprile con un titolo a tutta pagina: “Consoli cercava Renzi attraverso Boschi senior”. Nessuno ha commentato. Ma il quadro che emerge dalle due intercettazioni è molto interessante.

Nel marzo 2014, Consoli era andato a casa Boschi a Laterina per conferire con la ministra delle Riforme appena nominata e con il presidente di Etruria Giuseppe Fornasari. Al centro della discussione come fronteggiare le difficoltà delle rispettive banche che erano in precarie condizioni economiche ma anche si sentivano vessate dalla Vigilanza di Bankitalia. Erano entrambe convinte che il governatore Ignazio Visco le stesse pressando per spingerle tra le braccia della Popolare di Vicenza di Gianni Zonin.

Qui quello che conta non sono i fatti concreti, perché alla fine non è accaduto niente, ma la ricostruzione dell’atmosfera e delle percezioni che i protagonisti della crisi bancaria hanno sull’attitudine di Renzi e Boschi. Li considerano pienamente dentro la partita, forse sbagliando, ma questo è utile a capire in quale contesto tutte e tre le banche hanno finito per sfasciarsi completamente. Dice il non meglio identificato Vincenzo all’omonimo Consoli: “Venditela in qualche modo, fai sapere a chi di dovere che sei pronto domani mattina, tanto poi se non si fa è perché non vuole Vicenza ”. Traduzione: manifesta a chi di dovere la tua buona volontà a salvare Etruria. Consoli capisce che si tratta di trovare interlocutori romani, meglio governativi, chiede a chi precisamente si tratta di farlo sapere. Vincenzo va dritto: “si tratta di farlo sapere a Matteo”, che i finanzieri “dal prosieguo della conversazione” identificano in Renzi.

VINCENZO SPIEGA al banchiere di Montebelluna come vede la dura realtà: “Perché quello è vendicativo e che questa cosa gli sfugga lo farà inc… da morire. Tu quando gliel’hai detto a Pier Luigi l’ha saputo lui. Lui e la figlia lo sanno parlando con lui… Io gli ho proposto: tu fai chiamare da chi di dovere i due esponenti delle banche venete e chiedi di fare un incontro”. Consoli è preoccupato: “Io ho chiesto a diverse persone di farmi incontrare Renzi, però non riesco”. Vincenzo gli indica la strada: “Chiedilo tramite lui, perché lui sta in presa diretta”. Consoli decide: “Io chiamo Pier Luigi e vedo se mi fissa un incontro, anziché con la figlia, direttamente col premier”. Come se volesse dire “parliamoci tra uomini sennò non si fa giorno”.

UN’ORA E MEZZO dopo Consoli chiama l’uomo “dal forte accento toscano”. Gli chiede se ci sono “novità sul nostro fronte”. Quello risponde: “È stato fatto un passaggio sulla Capitale ma per mettersi insieme occorre un aumento di capitale garantito dal consorzio, altrimenti la Bce non dà l’ok”. Consoli replica che si vedrà a breve con quelli delle Popolare di Vicenza, e ipotizza: “Se ci fosse un una lettera di intenti, un tavolo che si apre…”. Risposta del toscano: “Io ne parlo col presidente domani e ci si sente in serata”. L’impressione è che il presidente a cui si rifersice sia Lorenzo Rosi, al vertice di Etruria della quale Boschi è diventato da maggio 2014 vicepresidente. A questo punto Consoli fa la sua avance e chiede all’interlocutore “di far presente al presidente Renzi la propria disponibilità ad un incontro”. Boschi glissa e rimanda direttamente alla chiamata dell’indomani. Ma fa una notazione apparentemente sibillina: “Io non vorrei che loro sapessero cose su voi altri due e me… Perché loro dicono che lassù non ce la si fa a passarla”. Che cosa voleva dire è forse chiarito dagli avvenimenti successivi. Una settimana dopo Etruria è stata commissariata. Due settimane dopo Consoli è stato perquisito e ha saputo di essere indagato. Tre settimane dopo gli ispettori della Bce sono entrati alla Popolare di Vicenza.

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