Ecco l’ennesima balla colossale organizzata dal Partito Democratico.Trova trenta persone e ti portiamo Matteo Renzi”: la telefonata al capogruppo del quarto municipio di Roma arriva intorno alle 11 del mattino di ieri. In Piazza Balsamo Crivelli (prima periferia est della Capitale) sono più o meno in dieci: maglietta gialla, simbolo del Pd sul petto e sacchi neri dell’immondizia, i militanti dem che partecipano alla giornata per pulire le aree verdi di Roma (in polemica con la gestione della giunta Raggi) aspettano che l’Ama venga a prendersi i sacchi.

Peccato che hanno pulito solo metà della piazza. “Non avremmo fatto in tempo”, spiegano alle 11.30. All’annuncio dell’arrivo di Renzi, fremiti ed entusiasmo. “Raggruppatevi tutti – dice concitato il capogruppo -.Dobbiamo trova’ subito almeno 30 persone”.

Le dieci magliette gialle si attaccano ai telefoni per convincere familiari e amici. “Ma sei sicuro che viene?”, chiede uno. “Sì, sì, ho parlato ora con Luciano Nobili”, risponde il capogruppo. C’è un bel daffare: si chiamano a rapporto le piazze vicine, le mogli, le sorelle. “Che fa l’amica tua?” si sente chiedere. “Sta ‘a studià”. “Dille che posa tutto e viene qua. Subito!”. Contattano pure gli altri sparuti gruppi. Bisogna fare massa. “Annari’, smonta tutto lì e correte qui che viene Renzi”. Proteste dall’altro capo del telefono. “Non me ne frega niente, buttate tutto”. Un vecchietto in ciabatte ha recuperato un megafono. “Cosa dico?”, chiede. “Niente – rispondono – che se poi non viene come facciamo?” Profetico. Nel giro di 20 minuti, lo storytelling cambia tre volte: dal “forse viene Renzi” all’ “accettiamo il rischio che venga qui”. Fino a un definitivo: “Non so se viene”.

Quarantacinque minuti dopo è chiaro che non verrà. Oltretutto, le trenta persone non ci sono. Renzi sceglie di fermarsi a pochi chilometri di distanza, alla stazione Tuscolana. Lì, dal mattino, c’è Roberto Giachetti. Matteo Orfini intanto le sparava già grosse davanti alle telecamere a Tor Bella Monaca con tanto di pala in mano.


Orfini_sarc1 di infoindipendente

Matteo Renzi Parla per cinque minuti, in camicia bianca. Rifiuta la maglia gialla “sennò sembra che voglio fare uno spot”. Qui, a pulire, sono una ventina e insieme ai giornalisti sono arrivate maglie gialle da tutte le piazze vicine. Renzi scrive qualcosa sulla t-shirt di un ragazzo, poi va via mentre i volontari continuano a pulire.

In media, in ognuna delle 52 piazze della Capitale, si sono radunati una quindicina di militanti. Il Pd aveva parlato di almeno mille volontari. “È evidente che il Pd non sa che il problema arriva dopo la raccolta, quando bisogna chiudere il ciclo dei rifiuti hanno commentato i parlamentari Cinque Stelle – .

Grazie magliette gialle ma farsi i selfie con la ramazza non basta a gestire un ciclo dei rifiuti”. La domenica di propaganda del segretario continua nel salotto tv de L’Arena, su Rai 1. Qui resta molto più tempo che in strada. L’obiettivo è più importante: spazzare i casi Etruria e Consip sotto il tappeto.Ci vuole grande chiarezza: se qualcuno dice che il mio governo ha fatto favoritismi, reagisco perché non è vero“. Banca Etruria fu commissariata:siamo stati molto duri con tutti”. Dimentica della riunione in casa Boschi, nel 2014, tra la neo ministra, il padre – allora consigliere di amministrazione – , il presidente di Banca Etruria e l’ad e il presidente di Veneto Banca (entrambe le banche, al tempo, erano nel mirino della Vigilanza di Bankitalia) e pronuncia cinque parole a effetto: commissione di inchiesta sulle banche. “Va in votazione” – dice riferendosi al 22 maggio, quando dovrebbe essere approvata alla Camera -.

Gente come noi, trasparente e per bene, non ha niente da temere”. (siamo al ridicolo) La risposta arriva dal capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta:Matteo Renzi dice di volere la commissione. Lo disse anche a dicembre 2015”.

Ecco l’ennesima presa per i fondelli di Matteo Renzi  e del Partito Democratico nei confronti dei cittadini romani, che evidentemente considerano proprio scemi.