Negli ultimi giorni la stampa nazionale si è occupata principalmente dell’attentato a Londra. Nulla da ridire per cartà. A paginate tutte le maggiori testate giornalistiche si sono dedicate a questo. Approfondimenti a go go che comprendono il ristoratore “eroico” dal momento che sentiti i primi spari è corso a chiudere le porte del proprio locale. D’altronde chi si sarebbe sognato di spalancarle mentre fuori impazzava una sparatoria. Gesti che ai più appaiono come normali per i cronisti si trasformano in atti di puro eroismo.

A fianco di eroi ristoratori e tassisti che fanno inversioni ad “u” cercando di mettere sotto gli attentatori, campeggiava la notizia dei tifosi radunati a Torino, che dopo lo scoppio di un petardo si sono calpestati a vicenda. Anche qui gli eroi non sono mancati. Chi ha fatto da scudo umano ai bambini –che ancora adesso ci chiediamo come potessero trovarsi in mezzo ad un raduno di trentamila persone– e chi si è ritrovato opinionista accreditato su Rete4.

Su Torino c’è però da stendere un velo pietoso, in quanto l’unico scopo evidente della stragrande maggioranza della stampa è stato quello di cogliere la palla al balzo per spalare fango sull’amministrazione Appendino. Giorni di tiritera in cui giornalisti stipendiati da editori scesi in campo attribuiscono questa o quella responsabilità al sindaco torinese. Peccato che il piano di sicurezza per l’evento, fosse lo stesso approvato precedentemente dalla giunta Fassino (PD), ma non possiamo certo aspettarci che il “giornalista da pagnotta” veda quello che non gli è consentito; chiederemmo troppo, il “torcicollo da stipendio” gli impone la monodirezione visiva.

Quando i giornalisti staccano per un momento dalle fake news sui 5 Stelle, eccoli che si sbizzarriscono sulla cronaca. Qui come puledri chiusi nel box da troppo tempo si sgranchiscono sugli “approfondimenti”, unica prateria senza recinzioni (salvo qualche limitazione sull’argomento profughi imposto dal PD per ovvie ragioni di copyright) dove a loro è consentito scalciare liberamente.