Mentre la politica attraversa la sua fase peggiore della storia, dall’altro lato c’è un elettorato sempre più isterico e difficile da incasellare. E’ la politica del consenso in voga nel nostro Paese, dove le scelte si compiono per simpatie, odio e opportunismo. I temi risultano secondari.

Viviamo in una società sempre più scollata da coloro che fino a prova contraria dovrebbero rappresentarla. Leader divisivi che disprezzano le regole si alternano alla guida del Paese alimentando le scelte piccate degli elettori, che come tifosi disinteressati ai programmi, votano nostalgici il proprio “partito preso”. E chi se ne frega se l’Italia affonda! Se  è vero che la classe dirigente di un Paese è lo specchio di chi se l’è scelta, è altrettanto innegabile l’influenza che questa esercita sulle masse una volta giunta al potere. Pensiamo al berlusconismo e al renzismo, due facce della stessa medaglia; nonostante le loro politiche abbiamo messo in ginocchio il Paese, oggi trovano ancora sponda in una consistente fetta dell’elettorato. Dove sarebbero Berlusconi e lo stesso Renzi se esistessero gli “Onorevoli”?

“Onorevole” doveva certamente rappresentare una parola colma di contenuti e di significato nelle menti dei padri costituenti. L’onorabile funzione di chi era investito di tale titolo doveva tradursi necessariamente nell’immacolata condotta sia privata che pubblica, unita ad un incrollabile fedeltà ai principi della costituzione.

Non è certo un dettaglio apparire “Onorevole” anzi, dovrebbe essere il requisito base prima che si comincino ad affrontare e a discutere i temi che riguardano il Paese. Viceversa la politica dei nostri tempi è costellata da avvisi di garanzia che vedono come destinatari la classe dirigente di quest’ultimo trentennio. Essere ed apparire Onorevoli risulta necessario, se vogliamo focalizzarci sulle questioni che riguardano i cittadini.

Se l’attività parlamentare tornasse al suo prestigio e alle sue “ragioni fondamentali”, ci si potrebbe nuovamente concentrare sui temi; anche gli elettori acquisirebbero maggiore consapevolezza invece che presentarsi alle urne sempre più frastornati.

Di Fabio Garini