“I deputati devono essere scelti tutti direttamente, nessuno escluso, dai cittadini” (Matteo Renzi, programma per le primarie dem del 2012) “Una legge elettorale che restituisca ai cittadini il sacrosanto diritto di scegliere a chi affidare i propri sogni, le proprie speranze e progetti...” (Matteo Renzi, mozione congressuale per le primarie dem del 2013)

Il Senato viene tramortito da ben cinque fiducie sul Rosatellum, la legge elettorale più impresentabile del mondo, e Federico Fornaro dice: “È come nel 1923 con la legge Acerbo di Mussolini”. Seguono citazioni aggiuntive di De Gasperi sulla legge truffa del 1953 e Renzi sull’Italicum. Ma è quel paragone con il regime fascista che colpisce. Per un motivo preciso: sino alla fine del febbraio scorso, manco otto mesi fa, Fornaro era nel Pd. Oggi è in Articolo 1 e ieri mattina in aula a Palazzo Madama ha svolto un intervento molto intenso. Nel pomeriggio il suo umore peggiora dopo l’annuncio della fiducia. “Hanno tolto pure la discussione generale sul provvedimento. Certo che mi pesa questo paragone con il regime fascista, il Pd è un partito che ho contribuito a fondare e si è comportato pure peggio di Berlusconi, ma stavolta non vedo girotondi o assedi al Quirinale”. Amarezza e rassegnazione. E la rabbia per il tradimento delle radici antiche. Il Pd per quelli che oggi gridano al fascismo è come un papà degenere.  Ma qui ci vorrebbe solo Freud. In serata Articolo 1 va anche al Colle per dire a Mattarella che non è più in maggioranza.

IL SENATO e la democrazia parlamentare sembrano però morire in un clima senza sussulti. Certo, la combattiva Loredana De Petris di Sinistra Italiana occupa lo scranno del presidente Pietro Grasso e alcuni grillini si mettono le bende sugli occhi, ma tutto scorre verso una deriva ineluttabile. Ecco lo snodo di questo caos calmo, anzi di questa calma piatta che si osserva nel salone che porta all’aula. I senatori fanno avanti e indietro dalla buvette e poi si fermano amabilmente a parlare con altri colleghi. Il verdetto già scritto ammazza finanche il pat ho s. Nel citato ’53 della legge truffa del democristiano De Gasperi proprio a Palazzo Madama i compagni comunisti, Mauro Scoccimarro in testa, fecero volare sedie, bicchieri e persino banchi con annessi calamai. Era la Domenica delle Palme.

Ieri invece era il 24 ottobre, che nel calendario gregoriano corrisponde al 7 novembre. L’inizio della rivoluzione russa. Cent’anni fa. A ricordarlo in aula è Mario Tronti. Una rivoluzione con tre parole d’ordine: pace, terra, pane. Tronti dixit, facendo arrabbiare il vigilante democratico Maurizio Gasparri, ex Msi ed ex An, che trova “sconcertante e vergognoso” l’omaggio dell’anziano senatore comunista, tuttora nel Pd. Uno dei vari paradossi nel mortorio di ieri, preludio più al 2 novembre che al 7 rivoluzionario.

IL PARADOSSO più evidente riguarda un altro ex comunista di rango: Giorgio Napolitano. L’uomo che si fece re al Quirinale per lunghi nove anni, imponendo Monti o firmando la riforma istituzionale con incorporato l’Italicum, si trasfigura nell’eroe della finta resistenza di Palazzo in questo caos calmo. Un paradosso, appunto. È suo il dissenso che più incute paura agli occhiuti uomini macchina del Pd renziano. “Zanda lo sta chiamando in continuazione per capire che dirà e come voterà”. Zanda di nome fa Luigi ed è il capogruppo dei democratici. In ogni caso, il mistero principe di questo mortorio sarà svelato oggi quando il presidente emerito, o Re Giorgio a seconda dei punti di vista, prenderà la parola in aula. Il suo intervento cambierà le sorti della disperata pugna? Difficile, se non impossibile. Le assenze per congedo o missione faranno abbassare il numero legale. Si pronostica un maggioranza dai 136 ai 140 voti, di molto inferiore ai teorici 161. La mossa dovrebbe servire anche a non enfatizzare il voto degli scomodi verdiniani di Ala, considerati dal Pd non necessari. La direttiva dei renziani è di nasconderli, a cominciare dal loro capo Denis Verdini, considerato il vero autore del Rosatellum.

È COSÌ? Risponde l’indomito Vincenzo D’Anna che, nonostante il menisco malandato, oggi sarà in aula per votare: “Questo testo riprende molte cose dalla proposta originaria di Verdini. Denis è il migliore in materia. Questa legge è l’ideale per l’unico governo possibile: quelle delle larghe intese tra Berlusconi e Renzi”. Viva la sincerità. I verdiniani sono 14 e voteranno compatti a favore. La conferma è di Ciro Falanga, estensore di un noto ddl sull’abusivismo edilizio: “Ho illustrato il Rosatellum al gruppo e ho detto che è una buona legge”. A scanso di equivoci, per blindarsi da brutte sorprese, anche il capogruppo azzurro Paolo Romani si è dato molto da fare, avvicinando colleghi di forze diverse per appurare il loro voto. Forza Italia non sarà presente, ma qualora dovesse servire fornirà uomini e donne per mantenere il numero legale. Tutto è compiuto, o quasi